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lunedì 28 aprile 2014

Il lago era comunque bellissimo

Tanta acqua, dentro e poi fuori. Increspato dalle onde, incorniciato da scuri nuvoloni, le auto nei garage, le bici altrove. Valeva la pena di prendersela comoda.

Non che non ci abbia provato, neh!
"Ma quando vedi uno della tua squadra davanti a te ti metti sempre ad accelerare?"
"Quanti te ne mancano ancora da prendere?"
Insomma, si andava di buon passo, senza nemmeno la solita crisi del decimo, quando si abbandona l'ultimo abitato e per sette chilometri non c'è anima viva. Bene in apparenza, perché dentro mi tornavo a chiedere chi me lo faceva fare, e non trovavo risposta. Così, fra uno stop e l'altro e due ciacole con qualche spettatore, mi godo il panorama nel tratto più selvaggio, dove torneremo per il bagno serale nei giorni più afosi.

Andata anche questa. In qualche modo.
  • 17 aprile 2011: 24.mo/1044 in1.33.33 (cat. 5/230)
  • 22 aprile 2012: 31.mo/1803 in 1.35.09 (cat. 7/336)
  • 21 aprile 2013: 47.mo/2338 in 1.34.04 (cat. 8/435)
  • 27 aprile 2014: 81.mo/2438 in 1.38.10 (cat. 14/452)

mercoledì 24 aprile 2013

Take me Home, Country Road


Lungo le strade di casa. Dal paese dei suoceri verso quello dei nonni, senza ritorno.

Erano i Favolosi Anni Settanta, la terra e il cemento venivano via per un tozzo di pane e di posto ce n'era per tutti, nella Grande Epoca della Colonizzazione. Il progetto fu curato dal fratello ingegnere, quello che poi mi ritrovai come preside qualche anno più avanti. Ambizioso e a lungo termine, faraonico nelle dimensioni e da montarsi a mano come i mobili Ikea: ci vollero decenni per saldare il mutuo a tasso agevolato della banca, altrettanti per riempirne gli spazi vuoti e per inventarsene di nuovi. Faticoso ma gratificante.

Una posizione privilegiata: pochi metri sopra la verde vallata coperta, ai tempi, da campi di mais; un torrente con gamberi e troterelle che scorreva fra i grandi platani. Una ripida salita, che a pensarci oggi sarebbe stata l'ideale, con tornante finale degno di una Cima Coppi, conduceva ai cancelli d'ingresso. Sempre aperti, oppure con la chiave nella serratura, altri tempi. Attorno, un bosco di roverella, carpino e poco altro, con la forte pendenza e il terreno roccioso che non procuravano grande nutrimento. Pungitopo e orbettini e ricci e palloni che finivano immancabilmente in fondo al bosco.

Al pianterreno, appoggiata saldamente alla solida roccia della collina, la taverna che, anno dopo anno, si popolava dei mobili di papà, perline di abete fatte a mano comprese. Un ampio garage, un ancor più ampio laboratorio di falegnameria, con un arsenale di tutto rispetto: per ogni pezzo sfornato su richiesta, la maggior parte dei magri ricavi (sottocosto non l'avevano ancora coniato, per i tempi si poteva parlare di beneficenza) veniva reinvestito in attrezzi, pomoli, vernici, viti, colle e grezze assi di legno. Perchè lui aveva la fissa del noce nazionale, e lo impilava ordinato sotto la veranda del vecchio pollaio.
A completare i piani bassi, una fresca cantina fra le pareti di casa e la roccia. Le damigiane di barbera partivano dal Piemonte, e sono trent'anni che il camioncino di Lorenzo segna puntuale l'inizio della Primavera.

Al primo, due stanze da letto, due bagni, una cucina e un enorme soggiorno adibito principalmente a sala TV. Un altro camino, ovviamente. Tre letti, di cui uno a castello, nella nostra cameretta: una sfacchinata ritagliare le perline a misura e con la giusta inclinazione, con il tetto a spiovente sopra la testa: sono imprese che ti rimangono dentro, queste.

Una scala a chiocciola e una rampa di legno (casalinga, non c'è bisogno di dirlo) conducevano alla mansarda sottotetto. Per anni rimase spoglia, giusto un tappeto di verde moquette, pile di libri e fumetti accatastate alle pareti, una ringhierina in ferro con vista sul soggiorno. Col mio fratellone si organizzavano le gare di salto, in alto e in lungo, un materasso a riparare i magri fondoschiena. Con decisione unilaterale, un giorno mi stabilii lassù: una stanza per studiare, sommerso da pile di carta ora ordinate in scaffali; una per dormire, prima da solo poi con la fidanzatina, nel lettone a una piazza e mezza restaurato col vecchio. Dagli abbaini, la vista del Gölem.

All'esterno, la palestra multisport. Ore di palleggi, di tiri e corse in solitaria, oppure con fratelli e cugini; un canestro quasi regolamentare che ebbe scarso successo; una rete da pallavolo per i tornei serali, dove tonton de Paris si prodigava nell'arte del barare, manco fossimo al Roland Garros; una piscinetta che anticipava i tempi. L'orto, il bosco, il gazebo e il pollaio, non mancava niente nel nostro MiniMondo.

Quando parto da Sarnico verso Lovere, ho in mente una sola cosa: tornare a casa.
  • 17 aprile 2011: 24.mo/1044 in1.33.33 (cat. 5/230)
  • 22 aprile 2012: 31.mo/1803 in 1.35.09 (cat. 7/336)
  • 21 aprile 2013: 47.mo/2338 in 1.34.04 (cat. 8/435)
Per fortuna ho una pessima memoria, altrimenti sarei annientato dai ricordi.

lunedì 23 aprile 2012

Tutto sotto controllo

L'avevo dichiarato, a tutti i miei sfottenti sostenitori, che ci avrei messo un paio di minuti in piú dello scorso anno, e cosí é stato: ultimamente con le previsioni ci azzecco forte.

Sabato, bellissima giornata di festa per i bambini: Gianni & Co. li hanno portati in pista, noi abbiamo contribuito alla grande con 25 mini-atleti, praticamente 4 batterie erano tutte dei nostri :)
Corse dai 60 agli 80 m per quelli delle elementari, uno per corsia come nelle gare vere: poco, pochissimo rispetto ai nostri allenamenti del sabato, ma bellissimo per loro passare sorridendo sotto le tribune affollate di genitori e sotto il tifo assordante dei compagni di classe. Quando non conta il risultato: la mia baby sprint parte dalla quinta ed arriva penultima in seconda corsia; il piccolo calciatore(*) parte dalla sesta ed arriva terzo in terza, ma con un'impostazione che nemmeno il Panda (e contro compagni di un anno piú vecchi). C'é da raddrizzare lo sterzo.

Poco da dire sulla mia corsa, un evento del tutto secondario. Sapevo, sentivo di non essere al top, di non essere convinto per, quindi ho corso controllato, mi sono guardato in giro, ho salutato urlando e scappellando tutti gli zii e genitori e figli e nipoti e amici sul percorso, ho raggiunto e passato tizi che in passato mi avevano dato la schiena, ho tenuto, anzi guidato il gruppo nella salitella finale, ho retto il vento, ho goduto dell'assenza di auto, ho strappato nel chilometro finale (3.28/km) lasciando indietro i 3 compagni di fuga e prendendo i 2 davanti, insomma ... me la sono proprio passata bene e senza troppi affanni. E la pioggia ha poi atteso il giusto prima di cadere rumorosa e fredda. Tutto perfetto, 10 e Lode straconfermato.

Certo, il confronto con il 2011 é impietoso, ma prendiamola con filosofia. Il leprotto ora chiama, grida a gran voce.



  • 17 aprile 2011: 24.mo/1044 in1.33.33 (cat. 5/230)
  • 22 aprile 2012: 31.mo/1803 in 1.35.09 (cat. 7/336)

(*) Gran goal di testa, un paio d'ore dopo, evento rarissimo nelle partite della categoria :)

martedì 17 aprile 2012

Nulla di personale

Precettato per la staffetta alla MCM, provo a metterci del mio sotto la pioggia battente e nel tratto piú grigio e squallido del percorso, giusto per portare il resto del team sotto le fatidiche tre ore. Parto fin troppo allegro, per questioni personali diciamo, poi scoppio nel finale ma mantengo le promesse di un circa tre e quaranta, quanto basta per portare a casa un due e cinquantaquattro di squadra.
Nel finale mi riprometto di chiudere forte ma il gonfiabile del cambio arriva molto prima dei previsti tredicimila e cinquecento: il ragazzino con il quale avevo scambiato un paio di sorpassi alla fine mi saluta allegro. Grande!, No grande te!. Tutti bravi, insomma e scusa per i sorpassi: quando l'ipod cambiava traccia ti bloccavi e allora dovevo passare. Chi li capisce piú, 'sti giovani.
Foto da podisti.net

Tralasciamo le polemiche sull'inefficiente consegna delle borse: non mi sono unito allora all'inutile gracchiare dei polemisti del momento, che sono tutti bravi a parole, non lo faccio ora. Certo che l'anno prossimo corro zaino in spalla ...

Finisco in qualche modo al Castello, giro e rigiro attorno alle transenne, scovo in qualche modo l'arrivo del mio quarto (che, come pure il terzo, non avevo mai visto prima d'allora), lo incito, lo saluto al camioncino e ritorno pensieroso sui miei passi. Non ho capito cosa, ma non mi é piaciuto fino in fondo. Sará la tristezza che mi incute la vita di cittá?

Oggi, a meno cinque dalla SL Run, quasi diciannove per sfizio e per avere la scusa per domani: i tremila in pista no, dai che non c'ho la gamba! Mi crederá?

Incontrato finalmente l'amico S., che mi ha fatto fare un paio di fartlek da un minuto, giá che lo accompagnavo. Dopo mille traversie é rientrato, si allena da un mese, ed é ovviamente appena giunto secondo di categoria alla corsa di venerdí. E' come andare in bici, ti rimane dentro.

(*) Si, non avevo nulla da dire, ho usato il vecchio trucco di scrivere i numeri in lettera per allungare il compitino. Un foglio di protocollo, minimo sindacale.

venerdì 13 aprile 2012

Pochi ma buoni

Ci sará la crisi, sul lavoro, ma non ricordo periodi piú intensi e stressanti. Poco tempo, insomma.

Tanto che mi tocca aspettare sera ed arrivare giá col fiatone al Parco N per donare il 6 per mille. Ci scappa un 3.15, forse si ricomincia a correre. Lunghi recuperi, per aspettare che la testa stanca si ricongiunga al corpo in fuga, prima o poi ci resto secco.

Sabato ci ritroviamo per gli allenamenti coi bambini: piovicchia, quindi sono solo 3 della seconda, nessuno della quinta. Ci giochiamo un bel giro lungo il canale, 5 junior e 4 senior, biscotti e dolciumi in grande avanzo al termine. Finalmente troviamo il modo di riciclare le numerose medagliette che riempiono i cassetti: beati i primi.


Domenica, fra uno stambecco e l'altro, mi godo l'ora d'aria mentre il resto del gruppetto banchetta: la salita al Rifugio parte nel bosco e prosegue per tornantini sul ghiaione. Corro finché i tornantini non cessano e il sentiero prosegue verticale verso il muro di roccia. Lí, sotto la minaccia dei ghiaccioli che si staccano dalla parete, la salita prosegue con il sostegno della corda alpina. Arrivare al lago ghiacciato é una goiosa sorpresa, scendere dai tornanti del sentiero CAI impone l'apertura delle alucce. Respiro!

Il giorno successivo, sempre di sera e puntuale con l'inizio della pioggia, scappo al Parco M, inanello un 10K e rientro in ufficio per la doccia solitaria. L'idea era un progressivo alla Pitt, con le dovute proporzioni e con rispetto parlando. Al 15 un dolorino alla coscina di pollo impone un rallentamento, poi ci si riprende e si chiude bene. Gambe bagnate e gelate.

Infine, iersera altro giro al Parco N per provare le sospirate 4x(2000+1000) suggerite dal socio: nella ressa dei locali che provano la gamba per la MCM, col ginocchio sbattuto contro il comodino che tende a indurirsi, ne esce giusto la conferma che, se voglio, mantengo le promesse.

lunedì 12 marzo 2012

30 piccoli campioncini

Procedono senza sosta gli allenamenti in preparazione della Marciacorta. Doppia, impegnativa sessione quest'anno, un'ora per per i piccoli di seconda e una per quelli di quinta. Andata e ritorno dalle vigne, con sessioni di yoga improvvisate dalla maestrina, staffette tra i filari ed esercizi vari e rigorosamente improvvisati.
Numerosa partecipazione dei genitori che seguono a piedi o aiutano nelle manovre collettive.Ottimo e abbondante il ristoro finale.
Fantastici i miei campioncini.

C'é R., che forse ha ricevuto il dono: sfreccia taciturno fra i filari e solo alla fine mi concede un cinque; lo sguardo a terra, le parole centellinate ma si fa capire. Stravince la simulazione di gara finale, il secondo a due minuti.

D. é di bassa statura, due occhi spalancati che ti trapassano e guardano altrove. Evita i contatti con le compagne, rifugge i baci della maestrina, noi due siamo amiconi. Non puó pranzare con le suore anche il giorno della gara: prenotato.

Un'altra D. per l'indianina spilungona che é solo sorella di e non compagna di, ma nelle nostre categorie non ci si fa caso. Corre, ride e parla con buona dizione e perfetta integrazione: "Allora vieni domenica?", "Pota!"

J., che ha passato un anno rinchiusa in casa e sostenuta dalle maestrine a domicilio, si merita oggi quel bel colorito rosso sulle guance rotonde. Quel faccino, e le piccole orecchie tonde da orsacchiotto, ora sprizzano voglia di muoversi e recuperare il tempo perduto. Vai J.

Fra le grandi, G. é sinonimo di felicitá: un sorriso contagioso ed ora anche tanta voglia di allungare le gambe e correre. Ogni tanto, qualche scusa per saltare un turno in staffetta, ma solo per tornare in campo subito dopo, apparecchio avanti tutta.

Ancora una domenica e ci siamo, con probabile bis alla vigilia della SL. Del resto, con Gianni (l'autografo sará presto su tutti i diari) siamo d'accordo: questo é il PB che preferisco.

domenica 17 aprile 2011

Chiamale se vuoi emozioni

I bambini che corrono il minipercorso accompagnati da Gianni Poli.
La partenza dal paese della Bella: ultima tappa il bagno dei suoceri ...
L'arrivo nel paese dei nonni paterni.
La strada tutta per noi, le auto nei garage.
La gente entusiasta a bordo strada: applausi per tutti.
Il calpestio sordo nelle gallerie, e il Garmin che si prende una sosta.
Lo zio Gigi a Tavernola: xlui si gode lo show dalla terrazza, io scuoto il berretto.
Lo zio Mario poco dopo: urlo due volte ma non sente.
La temuta salitina di Zu: Gianni parte e fa selezione. Mi accontento.
I bambini davanti all'ultima galleria, con zio e nonno.
Il "Non mollare adesso" del Mister che ci segue in bici.
Un buon 1.18 e poco più al km 21.
Il vento, forte e freddo.
Un sorpasso effettuato nel roccioso tratto finale, uno subito nella salitina dell'ultimo km.
Lo sprint vinto per la posizione 24.
La cugina Laura più esaltata di me.
La gioia della cugina Barbara e dei cuginetti.
L'SMS di mamma che ha sentito la mia intervista in TV.

Un sogno correre sulle strade di casa, e poi mi tocca girare per tutto il dopo-gara con gli occhiali da sole. Anche prima di sapere che, come da copione, avevo acciuffato l'ultimo podio di categoria. Quinto va benissimo, l'importante oggi era salirci.

Trascrivo per i posteri il fondamentale contenuto dell'intervista televisiva, a pochi secondi dal mio affannoso arrivo.
"Lei è?"
"Morto"
"Si, ma come si chiama?"
"Daniele"
"E da quanto tempo sta preparando questa corsa?"
"Da sempre"
"Impressioni?"
"Stanchissimo, bellissimo. Da rifare, l'anno prossimo"