
Eppure, sull'isola a noi sconosciuta va tutto benissimo.

La via del faro resta la preferita: la seguo quattro volte nelle sette uscite mattutine, due volte lo raggiungo dopo una mistica traversata del promontorio (da sud a nord, in perfetta contro-tramontana), una volta ci si ferma a metà per il bagno ristoratore, un'altra si devia a occidente a scoprire una nuova caletta. Altro bagno, in mezzo ai canoisti, anch'essi nel tradizionale costume adamitico.
Aggiungi quei tre giri ad oriente, fra torri di guardia, calette di cui si perde traccia (e ne escono 21 km su asfalto) e che poi si ritrovano nei giorni finali, ed ecco un bel sette su sette. I miei primi 103, non li dimenticheró presto.

Protetto dall'ombrellone, mi porto pure a casa un paio di ambiti titoli a squadra (calcetto e pallanuoto) e mi mangio le unghie della mancata vittoria nel torneo di calcio-tennis: prima o poi io e il piccolo ce la faremo. Che squadra!