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lunedì 12 maggio 2014

Nessuno in casa

Busso invano a casa della maestra. Suono al citofono del compagno di banco, niente. Nessuno in casa, oggi.

Iniziano a circolare strane voci nel gruppone, riguardo quel podista da barzelletta che, dopo il solito inizio scoppiettante, si ferma a bordo strada e si trascina malinconico fino al traguardo.
Chissà che c'ha, quale male oscuro lo possiede. Che parta forte o che stia al riparo, che la distanza sia più o meno lunga, poco conta: a un certo punto si fa da parte, vede sfilare i compagni di corsa, inclusa la prima donna arrivata, e poi i successivi e altri ancora, senza fine.

Passa pure il cugino A., al rientro dalla stagione scialpinistica, passa tizio e passa caio. Un supplizio, una pena non saper tenere un passo diverso dal molto forte o molto piano, nessun compromesso. Solo un pizzico di orgoglio può riportarlo a casa, prima del risucchio del gruppone.

Certo, i settecento metri aggiunti alle 10 miglia avrebbero comunque impedito l'ora secca, però sette minuti di ritardo sono troppi. I conti non tornano.


Meno male che, al secondo tentativo, la maestra rispose. Almeno lei c'era.


lunedì 6 maggio 2013

Un'ora sola ti vorrei

Due corsette sotto casa, a chilometro zero o quasi.

Primo Maggio in casa del diavolo, per la Non Competitiva che fa il giro del paese attraverso stradine di campagna, boschi e vigneti e il resort superlusso.
Non piove, ma i prati sono zuppi. Non c'è concorrenza, a parte un ragazzotto che alla SL mi ha dato un minutino.
Lo reggo i primi 3, poi lo lascio andare, boccheggio lungo i saliscendi e, senza tanto girarmi indietro che non ce n'è mai bisogno, taglio per secondo. Taglio pure un 500 metri di percorso, causa segnaletica ballerina. Ma c'è chi fa di peggio e mi perdonano. 
Percorso bellissimo. Pane e salsicce per tutti, tranne che per me, ovvio.
L'assessore, alla scuola tra l'altro, mi premia con un servizio di piatti, 18.

Domenica, il giro del laghetto: tra la partenza e la casa della maestrina ci sono un centocinquanta metri,
giusto il tempo di due allunghi e di suonare il campanello.
"85. Da tanto tempo. Ti ho pensato giusto pochi giorni fa. E così sei diventato ingegnere."
E io che contavo di far figurone come atleta. Ho capito niente.

La prima metà scorre veloce e anche troppo: il treno è quello forte, con i big di categoria, ripigliati metro dopo metro dopo la solita partenza lumachina. Al giro di boa del castello, tra lo sterrato e le prime ascese, si tira il fiato di brutto. Pare che non li ripiglierò nemmeno in sogno, passeggio faticoso sulle mattonelle del lungolago poi, al terzo sorpasso ricevuto riprendo un buon passo. Sull'asfalto guadagno terreno, ripasso i tre e, dopo l'ennesima discesa sul lungolago, anche il mitico orange che è alle corde. Nei millecinquecento finali mi resta indietro di una ventina di secondi, odio le volate.
Arrivo in solitaria e al rallentatore nel finale sterrato, primo tra quelli sopra l'ora secca. Davanti, l'ultimo vincitore del Monga. Porca paletta.

Statale chiusa, niente vento, passaggio nel castello, il lago, gente in festa, Antonio Rossi sul palco.
Altri scenari da ricordare, non solo per il tempo che fu.

Un ultimo pensiero alla compagna di team che la Bella si è ritrovata in zona doccia. Non so bene come interpretare le parole che seguono. Ne siamo entrambi turbati.
"Dani, dovevi vedere come le stavano su."